INTORNO AL PROGETTO UNDER 25
 

    INTORNO AL PROGETTO UNDER 25
    Un'antologia dagli scritti di Pier Vittorio Tondelli

    A vent'anni dal Progetto "Under 25" (infatti nel 1986 usciva per Il Lavoro Editoriale di Ancona, il primo volume del progetto Giovani Blues) il modo migliore per ricordare la progettualità e il lavoro svolto da Tondelli è quello di lasciare a lui la parola. E' lui che spiega in questi brani l'originalità di un "progetto" ancora oggi ridotto a semplice esercizio da "talent-scout" e non valutato appieno nella sua valenza teorica ed educativa. E' stato ben più significativo e importante il lavoro di Tondelli: non si è limitato alla scoperta di nuovi scrittori, ma ha voluto dare valore ai giovani, al loro pensiero, alla loro creatività.

I RAGAZZI CHE DANNO SPERANZA
    Non è possibile tracciare un identikit del giovane d'oggi, se non dimenticando tutte le mode e tutti i discorsi già fatti. Per tracciare un tale tipo di ritratto "scaveremo nei weekend, nelle sottoccupazioni, nei doppi lavori. Andremo presso i ladri di polli, i giovani artisti incantati, scenderemo sulle strade provinciali e comunali, incontreremo finalmente una marea di giovani improduttivi e selvatici, incazzati e morbidi, ubriaconi e struggenti", ragazzi di cui i giornali non s'occupano, che le trasmissioni non fanno parlare, le firme non intervistano. Questi sono per me i giovani. Questi i ragazzi che danno speranza. Queste sono la novità: i ragazzi che pensano e cercano nell'oscurità la propria via individuale, le proprie risorse, al di là del baccano, degli strombazzamenti, dei riflettori puntati, dei capelli e dei vestitini. Ho appena terminato un romanzo di John Cheever, Il prigioniero di Falconer. Ho trovato un'immagine molto bella che cito a memoria: "Farragut sentì crescere nel deserto che era ormai il suo animo un fiore. Ma non lo trovò. Per questa sola ragione gli fu impossibile strapparlo". L'esperienza giovanile degli anni Settanta, suicidatasi per gran parte in fenomeni di illegalità e di tossicomania, ha fatto il deserto. Ma in quell'ansia distruttiva, suo malgrado, non è riuscita a strappare quel fiore. Quel fiore è lì, adesso. Quel fiore siete voi.
    da "Gli scarti" – 1985


    INDICAZIONI, COME PER UN TEMA IN CLASSE
    Più concretamente, ecco anche una proposta che mi viene fatta da una piccola casa editrice, il Lavoro editoriale di Ancona. Tutto sta nel produrre una rivista in forma di libro che raccolga i racconti dei giovinotti e delle ragazzine italiane. Per non creare la solita confusione fra giovani, esordienti, inediti e opere prime, proporrei, come si fa in qualsiasi campionato sportivo, un ferreo limite d'età: under 25. Quindi se siete nati dopo il 1960 e avete qualche racconto da far leggere, altro non dovete fare che inviarlo all'editore, specificando che fa parte del progetto Under25.
    Ecco alcune indicazioni, come per un tema in classe. Scrivete non di ogni cosa che volete, ma di quello che fate. Astenetevi dai giudizi sul mondo in generale {ci sono già i filosofi, i politologi, gli scienziati ecc.), piuttosto raccontate storie che si possano oralmente riassumere in cinque minuti. Raccontate i vostri viaggi, le persone che avete incontrato all'estero, descrivete di chi vi siete innamorati, immaginatevi un lieto fine o una conclusione tragica, non fate piagnistei sulla vostra condizione e la famiglia e la scuola e i professori, ma provatevi a farli diventare dei personaggi e, quindi, a farli esprimere con dialoghi, tic, modi di dire. Descrivete la vostra città, esercitatevi a fare degli schizzi descrittivi su quel che vedete dalla finestra, dall'autobus, dall'automobile. Raccontate le vostre angosce senza reticenze piccolo borghesi, anzi "spandendo il sale sulla ferita". Dite quello che non va e quello che sognate attraverso la creazione di un "io narrante" che non deve, per forza di cose, essere in tutto e per tutto simile a voi. Iniziate a fingere, a dire bugie, a creare sulla carta qualcosa che parta dal vostro mondo, ma che diventi poi il mondo di tutti, nel senso che tutti noi che leggiamo possiamo comprenderlo. Fate racconti brevi, ricordando che il racconto è il miglior tempo della scrittura emotiva e parlata. Fate esercizi di questo genere: descrivere un fatto in una pagina senza l'uso della punteggiatura, poi lo stesso fatto in un'altra paginetta solo attraverso il dialogo, poi ancora la stessa cosa c come se fosse successa cento anni fa e la raccontaste da un'astronave. Raccontate di voi, dei vostri amici, delle vostre stanze, degli zaini, dell'università, delle aule scolastiche. Ricordate che quando vi mettete a scrivere, state facendo i conti con un linguaggio fluido e magmatico che dovrete adattare alla vostra storia senza incorrere nello stile caramello so della pubblicità o in quello patetico del fumettone. Il modo più semplice è scrivere come si parla (e questo è già in sé un fatto nuovo, poiché la lingua cambia continuamente), ma non è il più facile. Non abbiate paura di buttare via. Riscrivete ogni pagina, finché siete soddisfatti. Vi accorgerete che ogni parola può essere sostituita con un'altra. Allora, scegliendo, lavorando, riscrivendo, tagliando, sarete già in pieno romanzo.
    da "Scarti alla riscossa" – 1985

    UN'INCHIESTA LETTERARIA
    Nel corso di quell'estate (1985) gli amici del Lavoro editoriale, con i quali avevo collaborato in precedenza, mi proposero l'idea di una rivista per giovani autori italiani, indicandomi una rosa di eventuali responsabili. Dissi chiaramente che mi sarei impegnato in un progetto del genere solo a tre condizioni: la prima che non si trattasse di una rivista vera e propria, ma di una serie di volumi antologici, in sé e per sé autosufficienti. Questo perché non era nelle mie intenzioni dimostrare niente di niente, né proporre una condotta ideologica o canoni estetici, ma mettere semplicemente insieme un libro di giovani, realmente giovani, autori. La seconda condizione fu dunque che il limite anagrafico per partecipare al progetto fosse rigidamente fissato sulla soglia dei venticinque anni. La terza che gli editori si impegnassero a rispondere a chiunque inviasse del materiale, in modo da instaurare un rapporto e coinvolgerlo nel progetto collettivo.
    Sarà già apparso evidente che il nostro progetto è un ibrido non soltanto come forma, così sospeso com'è fra rivista e opera narrativa, ma anche dal punto di vista degli intendimenti. Se il nostro scopo è, e rimane, quello di far raccontare i giovani, l'esito che sta avendo il progetto si situa a metà strada fra un'inchiesta di sociologia culturale e un discorso specificamente letterario. Questo perché, come si diceva; il dato caratterizzante della proposta è proprio la sua dimensione collettiva. Under 25 è un progetto collettivo, al quale partecipano indistintamente tutti coloro i quali ci inviano i loro testi. La sua forza risiede non tanto nella forza di un singolo testo, quanto nel fatto che il testo in questione è una singola intensità di una lunghezza d'onda collettiva. Nello stesso tempo, questa filosofia situa il progetto a metà strada fra sociologia o esame dei comportamenti giovanili (in particolar modo di quelli che scrivono) e universo letterario vero e proprio. Più che un'ipotesi letteraria (insita, per esempio, nell'idea stessa di rivista), Under 25 è un'ipotesi di lavoro letterario. La differenza è proprio tutta in quel lavoro. Forse, allora, Under 25 altro non è che un'inchiesta letteraria, non giornalistica, sul lavoro culturale e sulla creatività scritta dei ragazzi italiani di oggi.
    Da "Under 25: presentazione" – 1986

    NE' POETICHE, NE' TEORIE DELLA LETTERATURA
    Nella primavera del 1985, sollecitato dei lettori di "Linus" e di altre riviste giovanili, preoccupato dalla gran quantità di dattiloscritti che intasavano la mia stanza e le mie giornate decisi, insieme agli editori marchigiani di Transeuropa, di dar vita al progetto Under 25: una serie di volumi antologici destinati a raccogliere i testi di giovani al di sotto dei venticinque anni. Da allora sono apparsi due volumi, Giovani blues e Belli & perversi, mentre il terzo è annunciato in questi giorni. In totale, abbiamo presentato ai lettori una trentina di testi non voglio ancora dire di autori che raccontano delle ansie, delle gioie, delle difficoltà, dei sentimenti, dei viaggi e, in alcuni casi, anche delle utopie dei giovani degli anni ottanta.
    Fin dall'inizio, Under 25 si è dunque costituito sia come osservatorio sulla realtà dei giovani che scrivono, o che iniziano a scrivere, sia come un vero e proprio strumento di lavoro letterario. Non si fonda su un rigido statuto teorico, nonostante il suo ferreo limite anagrafico. Non vuole privilegiare poetiche né proporre delle teorie della letteratura. Nello stesso tempo, è indubbio che il materiale preso in esame, o pubblicato, può fornirci gli estremi per una ricognizione, non esclusivamente letteraria, sull'universo giovanile di questi anni.
    (…) In sostanza, i testi di Under 25 non vengono scelti per una loro rappresentatività, né per gli argomenti che affrontano, né tantomeno considerando se chi scrive è una ragazza o un giovane. I racconti vengono scelti, potrei sintetizzare, in base alla qualità della loro voce, all'autenticità, al sentimento, alle intonazioni, all'ironia di quella particolare emissione testuale che, almeno a mio giudizio, li rende degni di circolazione e lettura.
    Da "Ragazze", 1990

    NON VOLEVO DIVENTARE UN TALENT SCUOT
    Quello che Under 25 ha cercato di fare, in questi cinque anni, è stato semplicemente accostare alcuni giovani, lavorare con loro e pubblicare il risultato di questo lavoro. Fin dall'inizio, ho detto assai esplicitamente che non volevo diventare un talent-scout, né che Under 25 intendeva consacrare nuovi autori. Pur nella loro autonomia espressiva e tematica,i racconti si rafforzavano l'uno con l'altro. Si creavano corrispondenze interne fra una narrazione e l'altra. Non esistevano autori più forti e altri più deboli, ma i testi si succedevano in una scansione ritmica ordinata dal curatore. In questo senso era già implicita, nella sequenza dei testi, un 'indicazione di lettura.
    Che poi alcuni di questi ex under 25 siano stati "scoperti" dagli scout di altre case editrici e lanciati sul mercato letterario tacendo il lavoro fatto con noi, questo un poco ci ha rattristato….Ma anche altri under 25 hanno continuato a scrivere, ottenendo buoni risultati… Altri ex under 25, dicono i bene informati, sono in procinto di pubblicare il loro primo testo autonomo. Per tutti, indistintamente, e con affetto sincero, incrocio le dita.
    Da "Papergang", 1990

    LA LETTURA E LA SCRITTURA
    Prima di essere una persona che scrive, io sonò una persona che legge. E vi ho scritto quelle paginette perché, oggi, io mi trovassi davanti a un gruppo non di studenti o di insegnanti cosa che, in verità, mi imbarazza moltissimo ma di lettori. In questo senso, adesso noi siamo un gruppo di lettori che intende parlare di libri. E, in particolare, della "lettura" e della "scrittura". Del leggere e dello scrivere. La "lettura" e la "scrittura" sono i due veri, profondi argomenti del nostro incontro.
    Così la domanda: "Perché scrivi?" che certo qualcuno mi avrebbe fatto in un primo momento, io la ribalto in quest'altro quesito: "Perché leggo? Perché leggiamo?". Che bisogno abbiamo di leggere? Il mondo ha bisogno di lettori?
    Da "Una conferenza emiliana", 1989

    PRESTARE ASCOLTO AGLI ALTRI
Che cosa rappresenta per te il progetto Under 25?
    Diciamo che è nelle mie corde. Non deve avere, almeno per me, delle scadenze precise, perché per lavorarci ho bisogno di molto entusiasmo. Non riuscirei a farlo tutti i giorni e tutti i mesi. Sarebbe impossibile. E non solo materialmente. Questa attività entra nel gioco che si instaura tra il leggere e lo scrivere. Questi giovani scrivono perché leggono, per interesse e per piacere, al di fuori di ciò che viene proposto dai programmi scolastici. Anche il mio ruolo all'interno del progetto, quello che mi sono assunto, non è estraneo a questa circolarità che accomuna la lettura e la scrittura. Il raccontare storie è anche prestare ascolto ad altri che raccontano una storia, è una risposta alla consapevolezza di ciò che siamo.
    Posso stare un anno senza leggere dei manoscritti, poi, quando ne ho voglia, quando sento la disponibilità, allora li riprendo in mano. Ma non riesco a farlo come mestiere. Ci vuole una grande attenzione, molta disponibilità. Bisogna averne una gran voglia e per ora questa voglia mi viene ogni anno e mezzo. Del resto è un lavoro che non si può fare nei ritagli di tempo. Assorbe totalmente...
    Da "Il mestiere di scrittore", 1989

    A cura di Fulvio Panzeri



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