Tondelli e il suo borgo (*)
 

Di Viller Masoni

"Il paese è un piccolo borgo della bassa padana, con i portici, l'acciottolato sul corso principale, la basilica dedicata al patrono, il palazzo rinascimentale, le torri, i campanili, la rocca, le vecchie case ottocentesche del centro, alcuni palazzi del Settecento, la struttura urbana rimasta intatta e raccolta attorno al circolo delle vecchie scomparse mura. Lui è nato qui in una vecchia e grande casa che ancora si affaccia sulla piazza principale". (1)
La descrizione – nella sua concisione - è precisa: si tratta di Correggio, la città natale di Tondelli. Le parole sono misurate ma affettuose e diventeranno, col procedere del racconto, sempre più intense, liriche, fino a indicarvi i confini del suo stesso percorso esistenziale.
Del rapporto controverso fra Tondelli e Correggio si è detto e scritto molto; lui stesso ne ha lasciato abbondanti testimonianze, sia nei romanzi, che negli articoli, ma anche rispondendo alle domande di qualche giornalista che, specialmente quando scriveva per testate locali, non mancava di chiedergli in che rapporti fosse rimasto con il borgo natale. Ne cito una per tutte, rilasciata ancora agli inizi della sua carriera di scrittore, quando non era agevole per Tondelli percorrere le strade o i portici correggesi: "Per Correggio provo tuttora un affetto viscerale, una passione talmente intensa che spesso sfocia nel sentimento di amore-odio. E' una condensazione di affetti, un punto di ritorno di cui ho continuamente bisogno, magari soltanto per poche ore. Tra l'altro la lontananza me l'ha fatta riscoprire anche dal punto di vista architettonico ed urbanistico, e trovo che sia una città veramente bella" (2)
Oppure ne parlava con gli amici e i colleghi. Sandro Veronesi, ricordando Tondelli nel quinto anniversario della morte, riferiva un episodio che a mio parere è particolarmente indicativo del legame fra Pier Vittorio e la sua madre terra. Tutto nasceva da una domanda che Giorgio Caproni usava rivolgere ai suoi interlocutori, Veronesi compreso, che puntualmente "andavano in palla": quante zampe ha una formica? "Pochi giorni dopo per darmi tono –scrive Veronesi- rivolsi quella stessa domanda al Consiglio di Redazione di "Nuovi Argomenti" riunito al gran completo in via Sicilia, del quale da qualche tempo faceva parte anche Tondelli. Nessuno seppe rispondere, eccetto lui che disse "sei" a colpo sicuro, senza esitazioni. E quando tutti manifestarono la propria sorpresa per quella sicurezza, ricordo che Tondelli sorrise, e disse che la ragione per cui sapeva una cosa del genere era che in certo senso non era mai uscito del tutto dal giardino di casa sua, a Correggio, dove da bambino rivoltava la terra e osservava annoiato gli animaletti" (3).

Certo, per ogni ritorno c'era stata prima una fuga e un'altra ne sarebbe seguita. A cominciare dalle trasferte nelle città vicine (in corriera o in autostop) per cercare un disco o un film o un libro che in qualche modo compensasse l'anelito di fuga dal borgo di provincia verso i luoghi della cultura e del nuovo (4), e, appena dopo, da quella paradigmatica in cinquecento sull'autobahn.
Correggio, da parte sua, come guardò a questo suo strano, speciale figlio?
Forse, facendo di tutte le erbe un fascio (e scusandomi con coloro che in questo fascio ci stanno giustamente stretti) si potrebbe rispondere: prima lo allevò con cura, poi lo guardò da lontano con un certo fastidio, infine lo riaccolse e lo riabbracciò, non senza provare qualche senso di colpa.
Non ho la pretesa e lo spazio per ripercorrere qui con puntualità le vicende che legano Tondelli alla sua città, peraltro già ricostruite da altri (5), mi limiterò a ricordare alcuni episodi che mi paiono significativi di questo tormentato rapporto e tentare qualche riflessione.
Prima – dicevo - lo allevò con cura: nella famiglia; nella parrocchia e nelle comunità giovanili dell'associazionismo cattolico; nella scuola, fino a consegnargli la maturità classica nel Liceo "R. Corso"(6). Anche le istituzioni culturali cittadine contribuirono a questa formazione. E' il caso della Biblioteca Comunale che cominciò a frequentare ragazzino e con la quale mantenne poi una consuetudine di rapporti non solo come lettore: a metà degli anni settanta, per esempio, fece parte di una Commissione che presiedeva all'acquisto dei dischi. E' il caso, ancora, del Teatro Comunale "B. Asioli", che frequentò come spettatore e nel cui Comitato di gestione venne nominato alla fine del 1976, probabilmente perché si era fatto notare in città l'anno precedente per un riuscito adattamento teatrale del Il piccolo Principe, messo in scena da una compagnia amatoriale nel teatro parrocchiale. Da questo incarico si dimise nel novembre del 1977, con una lettera che dichiarava un netto dissenso dagli indirizzi gestionali e culturali dell'Asioli.
"Le mie irrevocabili dimissioni –scriveva- sono frutto di un personale ripensamento nei confronti di questa struttura culturale e di tutta una serie di motivazioni politiche e operative che non starò a evidenziare in questa comunicazione. Il fatto principale è, come tutti voi ben sapete, che senza una adeguata ristrutturazione dell'organico del Teatro non è possibile continuare a gestire un benché minimo programma e l'unica alternativa rimane, come è stato per questi anni, l'improvvisazione e il vivere giorno per giorno le occasioni degli interventi. Che se da un lato può apparire molto "a la page", dall'altro porta inevitabilmente al fallimento e al dissesto"(7).
Nel frattempo aveva cominciato a frequentare il DAMS e gli ambienti culturali "alternativi" di Bologna. Maturavano in lui nuovi riferimenti e prospettive culturali. A Correggio frequentava l'osteria da Aroldo, dove aleggiava uno spirito bohémien. Fra molte sigarette e bicchieri di lambrusco, si approfondirono i rapporti con il gruppo di giovani che animava il "Simposio Differante", impegnato nella ricerca artistica, nella performance, nella poesia sonora e concreta. Tondelli non aderì al gruppo, ma progettò una performance che presentò assieme ad altre del Simposio, col titolo collettivo Esecuzioni, in occasione di una serata organizzata dagli Istituti Culturali del Comune di Correggio nel luglio 1978. (8)
La performance di Tondelli si intitolava Jungen Werther, prevedeva letture da Ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo, Die leiden des jungen Werther di Goethe, Lettere da Sodomia di Bellezza e L'Anonimo Lombardo di Arbasino. La musica era del cantante bretone Glenmore.
Il testo, che Tondelli donò poi "ai bravi intellettuali Differanti" e che ora è conservato nel Centro di documentazione a lui dedicato, si conclude così:
"Il primo e più comprensibile significato di questa performance è dunque quello della rappresentazione di UMORI GIOVANILI. Possiamo scherzare e dire che in sostanza nient'altro si trattava se non della benedetta e trita e ritrita condizione giovanile. E' senz'altro una via di lettura e di interpretazione ma come è facile intuire c'è dell'altro. E quest'altro lo possiamo chiamare URLARE IN FACCIA LE PROPRIE RADICI BARBARE, RIVENDICARE LA PROPRIA AUTONOMIA NEL MONDO ALLA FACCIA DI TUTTO (della morale del sesso imperante della politica tout-court della famiglia dell'amore della scuola dell'istruzione della caserma…).
Glenmore dice e sottintende "metteremo il fuoco addosso alle vostre chiese riprenderemo quella Francia che avete deturpato". I cinque protagonisti non bruciano niente solo la loro diversità la loro tara generazionale (a trent'anni metteranno la testa a posto?) i loro slanci le loro autocoscienze. Non faranno male a nessuno forse forse soltanto a sé stessi. Ma nulla impedisce, può loro impedire di covare sotto la cenere e magari che un qualche spirito vendicatore esca dalle suicide tombe di WERTHER e ORTIS e degli altri a urlare una volta per tutte l'illuminismo borghese è fallito. Lo sapevate. Ora metteteci una pezza".

La pubblicazione di Altri libertini a Correggio rappresentò per tutti (con l'eccezione dei pochi intimi amici coi quali Tondelli aveva condiviso l'eccitazione e la preoccupazione del suo esordio di scrittore) un'enorme sorpresa. La libreria di Correggio, ma anche quelle reggiane, esaurirono in pochissimi giorni le copie ricevute. La lettura rappresentò per molti uno shock. Ma ancora più numerosi furono gli scandalizzati, soprattutto fra chi il libro non lo aveva letto, ma ne aveva solamente sentito parlare. Un tam tam, non sempre discreto, percorse le vie e i portici, interessato principalmente (e morbosamente) a sapere o a riferire quanto e cosa ci fosse di autobiografico. Vanamente gli amici cercarono, nelle relazioni personali o nelle risposte alle domande di qualche cronista locale mandato a saggiare gli umori cittadini, di ridimensionare la componente autobiografica e sottolineare quella letteraria.
Non importa qui ricostruire le vicende del giudizio critico (e dell'avventura giudiziaria) a cui fu sottoposta l'opera, compito a cui si sono dedicati autori ben più attrezzati del sottoscritto. Interessa piuttosto cercare di capire i motivi di questa reazione (che peraltro non fu solo locale).
In buona parte sono da ricercare in quello stesso carattere provinciale, da piccola città - a cui l'invidia per l'altrui successo aggiunge ulteriore vitalità - da cui Tondelli voleva fuggire.
Si sommavano, probabilmente, atteggiamenti grossolanamente bigotti e codini (soprattutto verso il linguaggio considerato blasfemo e la dichiarata omosessualità di alcuni dei personaggi) con limiti culturali e perfino politici. Da questo punto di vista le reazioni ad Altri libertini rappresentano una sorta di cartina di tornasole per capire il grado di apertura, sensibilità, anche solo di comprensione per un nuovo modo di intendere e praticare la letteratura e di stare al mondo.
Trovo convincente il tentativo di contestualizzazione degli esordi letterari di Tondelli operato da Enrico Palandri: "Finiva, negli anni settanta, una fase iperpoliticizzata, chiusa in una visione piuttosto asfissiante, tra ortodossie ed eterodossie marxiste, militanze cattoliche e organizzazioni fasciste; la società adulta era del tutto inadeguata ad accogliere e articolare le curiosità e gli interessi di chi come Pier aveva modelli letterari poco nazionali. Non è solo lo spirito di Autobahn a guardare al nord Europa, ma un po' l'aria che si respira in tutto il suo lavoro, così lontana sia da calligrafismi, sia da impegni subordinati alla politica, a evadere dalla nostra tradizione". (9)
Se queste considerazioni servono per comprendere l'atteggiamento della critica, tanto più sono utili per capire l'umore "popolare". C'era inoltre un limite specifico del mondo culturale e politico comunista, che a Correggio era tanta parte: l'incapacità di fare pienamente i conti con il Movimento del '77, di comprendere che si trattava non solo di terrorismo, droga o – nella migliore delle ipotesi – di disimpegno, ma anche di desiderio di trasformazione positiva delle cose, rappresentato in forme e modi non convenzionali ed estranei all'orizzonte di riferimento del mondo comunista (10). A quel movimento, d'altra parte, Tondelli si richiamava esplicitamente, segnatamente ai suoi aspetti libertari e creativi. "Per me, come per tanti altri, è stato molto importante il Movimento, il '77 – dice in un' intervista – ha liberato energie latenti, ha invogliato ciascuno ad assumersi la propria vita…L'ho vissuto, direi, in modo più culturale che politico, nella sua ricchezza creativa" (11)
Comunque sia, dopo l'uscita di Altri libertini Correggio cominciò a guardare a Tondelli da lontano, e non solo perché la sua esistenza si svolgeva ormai principalmente altrove - il che non gli impedì di cominciare la sua collaborazione con "Il Resto del Carlino", il 20 febbraio 1980, con "Warriors" a Correggio.
Bisogna aspettare il 1985 per il primo incontro "ufficiale" fra Correggio e lo scrittore Tondelli.
Quello fu forse per Tondelli "l'Anno della vittoria", almeno dal punto di vista del successo. L'elenco dei risultati è considerevole: la pubblicazione di Rimini, che fu fra i best sellers dell'estate ma ugualmente troppo indigesto per la TV nazional-popolare di Domenica in; l'avvio della collaborazione con "L'Espresso", "Il Corriere della Sera" e "Rock–star" (su questi e alcuni altri prestigiosi quotidiani e periodici italiani complessivamente pubblicò una quarantina di articoli); il premio ottenuto a Riccione con La notte della vittoria; il lancio su Linus del "Progetto Under 25"; i progetti di trasposizione cinematografica di Rimini e Altri libertini e l'adattamento teatrale di quest'ultimo.
Con siffatto curriculum Tondelli si presentava senza dubbio come uno dei personaggi di spicco della cultura italiana di quel periodo. In questo contesto egli e il suo borgo si ritrovano in due appuntamenti pubblici di diversa connotazione.
Il primo fu la presentazione di Rimini, con un "cocktail party" che si svolse nel cortile del rinascimentale Palazzo dei Principi (sede della Biblioteca e del Museo) la sera del primo giugno.
Alla presenza del Sindaco e dell'Assessore alla cultura – che si complimentarono con lo scrittore concittadino – di Mario Andreose in rappresentanza della Bompiani e di un folto pubblico, Tondelli – visibilmente teso - parlò brevemente del suo nuovo libro. Intervenne dopo Aldo Tagliaferri, a cui era stata affidata la presentazione del volume. Cominciò proprio ringraziando quest'ultimo (oltre che le autorità locali) per l'eccezione che aveva voluto fare alla sua scarsa propensione a presentare libri. Quella presenza era certamente un segno del legame di amicizia e di stima del critico per Tondelli, così solido da poter resistere al passaggio di scuderia dello scrittore che egli aveva "allevato" – che peraltro gli aveva dedicato la sua nuova opera.
Quello di Tondelli fu un discorso sostanzialmente tecnico, finalizzato a descrivere la gestazione e la struttura del nuovo romanzo, soffermandosi in particolare sul metodo di lavoro, assai diverso da quello seguito per i precedenti libri. Sostenne, tuttavia, che non era d'accordo a definirlo migliore degli altri suoi libri. Considerava Altri libertini ancora un libro abbastanza importante, benché per certi versi un po' datato. Rimini, semmai, era più ambizioso e maturo.
Il secondo appuntamento fu meno tranquillo. Il 30 novembre al Teatro "Asioli" debuttò in prima nazionale Altri libertini, diretto da Gianfranco Zanetti (che assieme a Tondelli curò anche l'adattamento teatrale), prodotto dal Comune di Reggio in collaborazione con il Centro servizi e spettacoli di Udine e la Compagnia Altare di Roma e con il patrocinio del Comune di Correggio.
Si trattava, in realtà, di due atti unici tratti rispettivamente da Postoristoro e Autobahn. La critica accolse in modo controverso lo spettacolo, apprezzando soprattutto il primo atto. Ma il successo di pubblico, che letteralmente gremiva l'Asioli, fu notevole. Chi non apprezzò per niente furono invece i partiti di minoranza (DC e PSI) dei due Comuni coinvolti, che presentarono interpellanze nei rispettivi Consigli Comunali. Il Sindaco di Correggio, rispondendo sui giornali alle polemiche politiche, espresse la convinzione "che l'iniziativa sia stata e sarà valutata con la stessa apertura e la stessa generosità anche dall'opinione pubblica correggese, potendo la nostra comunità vantare tradizioni e atteggiamenti di città sempre sensibile e interessata alla sperimentazione" (12). Un auspicio che forse nascondeva qualche preoccupazione sull'estensione di tale sensibilità.
Negli anni successivi non vi furono altri incontri "pubblici" fra Tondelli e la sua città. Egli vi tornava spesso, ma solo per svolgervi la sua vita privata: con la famiglia, a volte con gli amici. Capitava di incrociarlo sotto i portici o in un bar. Frequentava di tanto in tanto la Biblioteca, ad esempio per effettuarvi ricerche bibliografiche necessarie alla realizzazione della mostra "Ricordando fascinosa Riccione" e del relativo catalogo.
Non furono presentati i suoi successivi libri, cosa che invece avvenne nella vicina Reggio in occasione dell'uscita sia di Camere separate che di Un weekend postmoderno. Né ci fu un suo coinvolgimento in qualche progetto culturale, in una città che, per quanto piccola, ospitava una vivace e ampia attività culturale.

Fu allora, quando lo guardava distratta da lontano anche se ormai senza fastidio, che Tondelli riservò al suo borgo una seconda terribile sorpresa. La notizia della sua morte corse rapida in città, e nel freddo e grigio pomeriggio del 17 dicembre 1991 furono in tanti, correggesi e forestieri, ad accompagnarlo, commossi e frastornati, nel suo ultimo viaggio.
Non mancarono neppure in quella circostanza sussurri su quella precoce quanto scandalosa morte. Tuttavia, a me pare che da allora cominciò una autentica riconciliazione fra Correggio e quel suo straordinario figlio. E' stato forse grazie alla pietas, che di fronte alla sciagura riesce a dissolvere o quantomeno a diradare i cattivi odori della piccineria. O forse perché i giovani che avevano letto senza prevenzione o addirittura con entusiasmo i romanzi di Tondelli un decennio dopo erano diventati adulti, e avevano più peso per contribuire a spezzare o almeno a indebolire i fili negativi del provincialismo. E' stato forse anche grazie a "Civiltà Cattolica" che nel 1995 pubblicò un saggio in cui si metteva in luce la religiosità di Tondelli (13), riuscendo a dare un importante contributo (per quanto diversamente accolto) alla critica letteraria, ma anche a sgretolare quel lungo ostracismo che il mondo cattolico aveva riservato a Tondelli. O forse perché sono arrivati tempi nuovi e, assieme a tante cose di cui si sarebbe fatto volentieri a meno, hanno portato con sé anche una sana insofferenza per i manicheismi.
Convergono probabilmente tanti motivi nella spiegazione di questo cambiamento di rotta, ma certamente il più importante è da ricercare nella semplice ragione che Pier Vittorio Tondelli aveva avuto davvero qualcosa da dire alla cultura italiana e ai suoi concittadini, durante i dieci anni in cui aveva svolto il suo lavoro di scrittore e, dopo alla sua tragica e prematura scomparsa, a chi ha continuato o ha cominciato a leggerlo(14).
Comunque sia, Correggio dopo la morte di Tondelli ha preso ad allargare lo sguardo sul suo giovane scrittore, e se prima ne aveva subito la scandalosità ha iniziato allora con convinzione a valorizzarne l'opera letteraria. Ben presto anche questo nuovo approccio è mutato e maturato, volgendo da forme principalmente emotive - finalizzate alla rievocazione o, per certi versi, alla riabilitazione di Tondelli - ad un interesse più convinto e lucido per il valore della sua opera di scrittore e della sua attività di intellettuale; tessendo una sorta di scambio con l'esterno: da una parte compiaciuta sorpresa per il gradimento che Tondelli continuava a ricevere in Italia e all'estero, dall'altra sostegno e alimento di tale apprezzamento attraverso un'azione di valorizzazione dell'opera tondelliana tramite la promozione di attività di conoscenza e ricerca.
In questo cambiamento di atteggiamento mi pare che il ruolo dell'Amministrazione Comunale sia stato determinante, svolto sempre con un confronto positivo e collaborativo con la famiglia e il curatore testamentario Fulvio Panzeri.
A partire dalla rievocazione ufficiale tenuta in un Consiglio Comunale pochi giorni dopo i funerali, l'attività si è dipanata nel corso degli anni seguendo un duplice binario: quello dell'omaggio e del ricordo e quello, man mano sempre più rilevante, dell'approfondimento critico.(15)
L'iniziativa più importante a cui ha dato vita il Comune di Correggio, per impulso soprattutto dell'Assessore alla cultura Adele Bartoli, è il Progetto Pier Vittorio Tondelli, la lettura, la scrittura, sostenuto anche dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Reggio Emilia.
Presentato al Salone del libro di Torino nel maggio 1997, il progetto si propone di valorizzare l'opera e la figura dello scrittore correggese non solo onorandone la memoria, ma anche raccogliendone e sviluppandone il lascito culturale, a partire dalla sua attenzione per l'educazione alla lettura e alla scrittura. Il Progetto Under 25 ha anticipato una rete di ipotesi su 'come' e 'perché' scrivere, ma ha posto all'attenzione dei giovani anche la necessità di arrivare alla scrittura consapevolmente, vale a dire consci che ciò che nutre la scrittura è innanzi tutto la lettura intesa come bisogno di 'storie' e come necessità di coinvolgimento nelle narrazioni altrui. Il metodo stesso usato da Tondelli per definire una propria idea di 'educazione alla lettura' si fonda su un'intuizione critica, quella del 'percorso di lettura' inteso come mappa di consigli di lettura. Il progetto del Comune di Correggio si è posto in questa direzione: sia incentivando lo studio critico dell'opera tondelliana, sia sostenendo e promuovendo la pratica della scrittura giovanile Da qui l'articolazione del progetto, che vede l'attivazione della Biblioteca degli inediti di giovani narratori (con relativo concorso), del Premio per tesi su Pier Vittorio Tondelli, del Premio per saggi critici su Pier Vittorio Tondelli e del Centro di Documentazione "Pier Vittorio Tondelli".
La seconda edizione di tali concorsi si è conclusa, con la premiazione dei vincitori, il 15 dicembre 2001 in occasione delle iniziative promosse dal Comune di Correggio per ricordare il decennale della scomparsa di Tondelli.
Il Centro di Documentazione, avviato nel dicembre 1997, costituisce una sezione della Biblioteca Comunale. Esso raccoglie tutte le opere pubblicate di Tondelli, comprese le edizioni in lingua straniera: romanzi, saggi, racconti, articoli, testi teatrali, progetti letterari. Non si limita ad ospitare il solo materiale bibliografico, si propone altresì di acquisire e conservare anche altre testimonianze sullo scrittore (fotografie, registrazioni audio e video, carteggi, eccetera), al fine di rispondere sempre più compiutamente alla continua richiesta di materiali e di strumenti che proviene da parte di critici, studiosi o semplici appassionati dell'opera tondelliana, realizzando così l'obiettivo progettuale di divenire un punto di riferimento imprescindibile per lo studio e la ricerca su Pier Vittorio Tondelli e la sua opera. Lo schedario del Centro, che comprende sia il catalogo della documentazione posseduta (attualmente i documenti catalogati sono c.a 3.800) che il repertorio bibliografico di e su Tondelli, è consultabile on-line grazie al suo inserimento nel sito Internet dedicato allo scrittore (http://tondelli.comune.correggio.re.it) che è in corso di aggiornamento e arricchimento soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di documentazione full text.

L'attenzione di Correggio per Tondelli, quindi, è andata crescendo dopo la sua scomparsa. Conta ancora di più che, man mano, si è depurata non solo delle morbosità e dei pettegolezzi ma anche dei sensi di colpa e delle finalità celebrative; è diventata forse un segno della progressiva sprovincializzazione del borgo, di una sua maggiore apertura verso sensibilità ed espressioni culturali - ma anche esistenziali - che prima vi abitavano strette, se non addirittura clandestine. Non è fuori luogo concludere che a questo risultato ha contribuito anche Tondelli, con il suo lavoro e con la sua ostinazione a pensare che, nonostante tutto, non si sarebbe mai staccato dal suo "utero correggese": "Per quanto lui viaggi attraverso il mondo, per quante case possa aver abitato o abiterà da una parte all'altra del continente, tutta la sua vita sarà contenuta in questo budello cha va dalla casa in cui è nato al camposanto" (16)




(1) P.V. Tondelli, Camere separate, Milano, Bompiani, 1989, p. 107
(2) A. Malavolti, Pier Vittorio Tondelli parla del suo "Pao Pao", in "Il Resto del Carlino", 5 novembre 1982
(3) S. Veronesi, Guardate bene le formiche: come Tondelli, in "L'Unità", 19 novembre 1996
(4) Cfr. F. Casarini, L'amico Viki, in "Correggesi in prima pagina", Correggio, Gruppo sportivo correggese Editore, 2001
(5) Cfr. la "Cronologia" riportata in: P.V. Tondelli, Opere. Romanzi, teatro, racconti, a cura di F. Panzeri, Milano, Bompiani, 2000
(6) Fra i quattro titoli proposti per la prova scritta di italiano, Tondelli scelse "L'arte figurativa nell'età romantica", guadagnandosi il seguente giudizio da parte della Commissione d'esame: "Lo svolgimento rivela conoscenza personale della materia e buon senso critico. Si sottolinea l'eccezionalità della scelta e l'ottimo risultato"
(7) Riaperto nel 1973 dopo un lungo periodo di chiusura per lavori di restauro, il Teatro stava attraversando in quel momento un periodo di incertezza sia per quanto concerne gli indirizzi culturali che per le modalità gestionali. La lettera di Tondelli è conservata nel Centro di documentazione a lui dedicato.
(8) Cfr. C. Pantaloni, Stagioni creative. Testimonianze di passioni artistiche, culturali e sociali a Correggio negli anni Settanta", in "Correggesi in prima pagina", cit.
(9) E. Palandri, Prefazione, in R. Carnero, "Lo spazio emozionale. Guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli", Novara, Interlinea, 1998, p.10
(10) Cfr. E. Palandri, L'altra faccia del '77, in "L'Unità", 31 maggio 2001
(11) F. Pezzato, Ragazzacci di un'Emilia americana, in "Il Resto del Carlino", 16 febbraio 1980
(12) Sulla prima nazionale interviene il Sindaco, in "La Gazzetta di Reggio", 3 dicembre 1985
(13) Cfr. A. Spadaro ,La religiosità dell'attesa nell'opera di Pier Vittorio Tondelli, in "La Civiltà Cattolica", n. 3487 dell'1 ottobre 1995
(14) E' interessante, a questo proposito, il dato relativo alle opere di Tondelli prestate dalla Biblioteca Comunale di Correggio. Dal marzo 1994 (data dalla quale si dispone di informazioni elaborabili) al settembre 2002, i libri di Tondelli sono stati prestati 375 volte a 260 persone diverse, quasi tutti giovani con una maggioranza della componente femminile (quasi il 60%). A prevalere sono i romanzi, ma il numero maggiore di prestiti lo ottengono le copie de L'abbandono, probabilmente perché Altri libertini o Pao Pao o Rimini molti li avevano già letti in precedenza. In ogni caso – considerando che il dato si limita a 8 anni e che ad esso andrebbe aggiunto quello relativo alle copie acquistate nelle librerie e che, inoltre, Correggio è una città di soli ventimila abitanti - mi sembra indicativo dell'interesse che Tondelli ha continuato a suscitare anche dopo la sua morte: un interesse non superficiale, che portava o partiva dalla lettura delle sue opere
(15) La prima iniziativa, per forza di cose ancora dominata dalla commozione e dalla memoria, si svolse nel giugno 1992: di fronte alla famiglia e a un pubblico numeroso ed emozionato, testimoniarono il loro ricordo Silvia Balestra, Massimo Canalini, Andrea Canobbio, Mario Fortunato, Mario Marinelli, Fulvio Panzeri, Elisabetta Rasy, Beppe Videtti, ma anche l'ex maestra elementare, la cugina e altri amici di Vicky. Il Sindaco Ferrari e l' Assessore Pelliciardi annunciarono l'intenzione di dar vita "a un'istituzione culturale e a un premio per giovani scrittori dedicati a Tondelli". Seguirono la presentazione de L'abbandono, Ed.Bompiani (febbraio 1993); una lettura di Dinner Party, anteprima della rappresentazione in prima nazionale con la regia di Pietro Maccarinelli prevista l'indomani a Reggio Emilia (aprile 1994); una mostra e un convegno dedicati a Il Piccolo Principe e all'allestimento teatrale che ne fece il giovanissimo Tondelli (dicembre 1994); la proiezione dei due film My sweet camera e Sabato italiano con un approfondimento dei rapporti fra Tondelli e il cinema (dicembre 1994); un incontro, nell'ambito della locale "Festa dell'Unità", su "Pier Vittorio Tondelli e la nascita del movimento letterario rock in Italia" (luglio 1995); il parziale finanziamento e la presentazione del libro curato da Enos Rota Caro Pier…, Ed. Tempi Stretti (ottobre 1995); la presentazione della nuova edizione di Biglietti agli amici, Ed. Bompiani (giugno 1997); la presentazione del volume di Roberto Carnero Lo spazio emozionale. Guida alla lettura di Pier Vittorio Tondelli, Ed. Interlinea, seguita da una lettura-rappresentazione di alcune parti dei libri di Tondelli (luglio 1998); la produzione e la rappresentazione di un allestimento teatrale di Dinner Party da parte della compagnia "L'Amaschera" (ottobre 1998); l'organizzazione di tre serate su Il Romanzo italiano fra tradizione e presente nell'ambito del Convegno internazionale Spazi e confini del Romanzo tenutosi a Forlì nel marzo 1999; la collaborazione all'iniziativa Week-end Postmoderno: Tondelli, Firenze, gli anni '80, svoltasi a Firenze nel maggio 1999; la presentazione dello spettacolo del "Teatro Tribù" Oggi è domenica, domani si muore. Dramma sentimentale ispirato all'opera di Pier Vittorio Tondelli e di Storie di gente emiliana.Letture e musica da Pier Vittorio Tondelli a cura della cooperativa "Edoardosecondo Teatro (luglio 1999); la presentazione delle monografie Verso casa. Viaggio nella narrativa di Pier Vittorio Tondelli di Elena Buia, Ed. Fernandel, e Pier Vittorio Tondelli. Attraversare l'attesa di Antonio Spadaro, Ed. Diabasis (dicembre 1999); la giornata di studio Pier Vittorio Tondelli tra musica e letteratura (dicembre 2000); la collaborazione all'organizzazione del convegno Tondelli dieci anni dopo tenutosi a Reggio Emilia nell'ambito di Ricercare (ottobre 2001); la prima edizione del Seminario internazionale Tondelliano, rivolto a giovani ricercatori universitari, e il convegno Tondelli: la scrittura e la memoria. Dieci anni dopo (dicembre 2001). Attività sempre seguite da un pubblico numeroso, locale e non, e a cui hanno portato il loro contributo decine di qualificati critici, scrittori, musicisti, attori, registi.
(16) P.V. Tondelli, Camere separate, Milano, Bompiani, 1989, p. 109

(*) L'articolo è stato pubblicato sul n° 20 di "Panta" (Bompiani, 2003), un numero monografico intitolato "Tondelli tour"curato da Fulvio Panzeri




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