Lettera a Pier Vittorio
 


Salgo in alto, nell'ultimo ripiano della libreria. Prendo "Alaska".
Una voce fuori campo mi sussurra:

- Non voglio tediarti con le mie solite considerazioni; ma se vuoi entrare in sintonia con lo scrittore devi leggere i suoi testi di riferimento per comprendere a pieno il suo percorso letterario, le radici della sua scrittura. Un'opera non nasce dal nulla, ma ispirata da conoscenze letterarie, da canoni estetici, da motivazioni interiori e plasmata dalla ispirazione dell'autore.

- Scegli il "Trentesimo anno" di Ingeborg Bachmann.

Ricordo che era sul secondo ripiano, accanto agli americani.
Non al suo posto. Eccolo nello scaffale inferiore tra Tolkien e Chandler.
Penso di immaginare chi sia che continuamente sposta i libri e me li fa trovare in altre scaffalature.
Apro il libro, scritto in alcune parti con note personali.
Forse proprio questo il modo di leggere i libri, di interpretarli, cos diventano personali, il lettore prende parte all'opera dello scrittore, leggere diventa una faccenda tremendamente personale.
" Ha sempre amato l'assoluto e le partenze verso l'assoluto".

La libreria un universo che occupa completamente una parete, una babele di scritti con scaffalature ripiene in doppia fila di libri, illuminata dal giardino pare incombere con il suo contenuto.
Pier Vittorio l'aveva approntata nel suo studio, due volte trasferita, dopo i suoi spostamenti da Bologna a Milano, arricchita con nuovi testi.
Sul ripiano di mezzo c' una foto di Pier Vittorio di fronte al mare, onde e schiuma fatte della stessa materia delle parole, impastate con salsedine come l'avventura e il senso dell'ignoto. Quello che ho considerato come deviazione letteraria si poi rivelato ai miei occhi come l'essenza di mio fratello, la storia epica della sua scrittura, il motivo profondo del viaggio e il suo ritorno.

- Prendi la "Traduzione della prima lettera ai Corinti"

Di nuovo fuori posto, primo scaffale, anzich terzo.
Lo apro. E' segnato da una scrittura incerta. Ricordo: in ospedale lo aveva cercato, letto con vista annebbiata, appuntato con scrittura incerta ma profonda. L'AIDS lo stava accompagnando all'ultima stazione, nella sua cella con pareti piastrellate bianco livido e grate alle finestre come caserma. Ma proprio in quella scrittura incerta si svelato il senso profondo. Lo abbiamo accompagnato in solitudine verso la fine del viaggio, col cuore gonfio a vele sbrecciate, incerti se sperare ancora un giorno o darsi vinti. Il dolore stato lacerante. Tutta l'attraversata ci ha caricati di pena, incertezza e paura. Abbiamo scelto il deserto per non essere annichiliti. E nella sabbia abbiamo trovato la sorgente per sperare.
Guarda, un libro di cucina, tra i King e i testi di Patristica.
E' sempre stato amante della buona cucina, sofisticata o grassa padana, raffinata o ironica, aristocratica o popolare; antitesi come un po' la sua personalit.
In occasione di un compleanno con mamma e pap e lui cuoco d'eccezione di ritorno da una festa nobile torinese ci stup con la sua Anatra all'arancia.
E' come se mi avesse lasciato un codice di lettura.
Forse il momento di rileggere "Altri libertini"; fa meno paura di allora.
E' fuori posto anche questo.

A Pier Vittorio con affetto,
tuo fratello Giulio




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