Giuseppe Carlo Pedretti

Bologna, 1697-1778



 




Come si legge nella sua autobiogra-fia, l'artista nacque a Bologna il 26 febbraio 1697 e vi morì il 27 maggio 1778.
All'età di quindici anni decise di diventare pittore di figura, nonostante l'avversione della fa-miglia, cominciando a studiare disegno con Carlo Rambaldi presso il quale rimase fino al trasferimento di quest'ultimo a To-rino. Quindi nel 1714 passò nella scuola del Franceschini - da considerare il suo vero maestro - dove restò fino al 1729. 1 disegni del Pedretti furono molto apprezzati, in particolare dal francese Crozat che era in-teressato all'acquisto delle copie grafiche dai dipinti dei Carracci eseguite dall'arti-sta. Dopo aver soggiornato a Mantova, Sabbioneta e Viadana, tra il 1126 e il 1127 dipinse su commissione di Antonio Cavaz-za l'opera che ha per tema Giuseppe ritro-va la coppa d'argento nel sacco di Benia-mino (Bologna, Credito Romagnolo, Palazzo Magnani), esposta in San Domenico su consiglio del Franceschini: è da considerare tra i più felici e vivaci dipinti del Pedretti, rivelando un classicismo di stretta rispondenza con il gusto france-schiniano, oltre ai ricordi cignaneschi. Il dipinto nel 1766 era a Bologna in casa Bo-schi, dove Carlo Lodi vi ritoccò il paesaggio. Nel 1729 il pittore si trasferì per tre anni in Polonia, a Leopoli, al servizio della famiglia Rze-wuski. dove eseguì un gran numero di ritratti (firmato e datato primo gennaio 1730 nel retro è il Ritratto di S. Rzewuski del museo di Tarnow) e pale d'altare; si ri-cordano inoltre le decorazioni ad affresco nella chiesa dei Carmelitani a Leopoli. Do-po il ritorno in patria (1732) fu Aggregato all'Accademia Clementina (1739), della quale fu eletto principe due volte (1754 e 17 10). Del 1744 è il dipinto della parrocchiale di San Vitale di Calderara (BO) con la Madonna e i Santi Antonio Abate e Vi-tale, e dopo questa data eseguì l'affresco nel coro della chiesa bolognese di San Pro-colo col Martirio del Santo (la data 1744 si riferisce ai lavori di rimodernamento ar-chitettonico dell'abside da parte di C.F. Dotti). Al 1759 risale la partecipazione del Pedretti ad una Via Crucis, oggi in collezione privata, per la quale dipinse la scena con Gesù aiutato da Simone il Cireneo. Il dipinto, che qui si pubblica, mi è stato segnalato da Donatel-la Biagi; in esso si nota un orientamento dell'artista verso una linea di cultura che, in accordo con la pittura romana, recupera una stesura accademicamente orientata nella reinterpretazione del classicismo seicentesco. Così è anche per la 'stazione' del Graziani, attivo accanto al Pedretti, e come questo attento alle moderne suggestioni del gusto. Del 1761 è il ritratto del Padre Giuseppe M.. Bentivoglio (Bologna, Convento di San Giuseppe) e nel 1766 fu-rono esposte in San Domenico le tre tele con Storie di San Vincenzo Ferrer. Infine, fra le opere collocabili cronologicamente, è il San Fedele da Sigmaringa e San Gin-seppe da Leonessa di Castelbolognese (Chiesa dei Cappuccini, 1776). Pur tentando soluzioni più personalizzate, lo stile del Pedretti restò sempre legato alla cultura franceschiniana, con esiti di sciolta bravura accademica e interessanti prove luministiche.

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